Teramo

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Teramo Stemma

Teramo Teramo ( Tèreme ['tɛ:rəmə] in abruzzese) è un comune italiano di 54 279 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia in Abruzzo. Teramo è il terzo comune della regione per popolazione, preceduto da Pescara e L'Aquila. La città è sede universitaria e vescovile, ha origini molto antiche, riconducibili ai Piceni e i Pretuzi, che dominavano fino al III secolo a.C., prima del dominio romano, l'area di Aprutium, da cui il termine "Abruzzo". Successivamente nel primo Medioevo, dal tardo XIII secolo sotto gli Angioini al XV secolo sotto gli Aragona, Teramo fu capitale di un distretto autonomo, rappresentato da illustri famiglie locali quali i Melatino, in rivalità con il ducato di Atri, decadendo poi al capoluogo del distretto dell'Abruzzo Ultra, giustizierato fondato nel 1233 da Federico II di Svevia. Tra il Settecento e l'Ottocento, Teramo fu un importante centro culturale, con personalità come Melchiorre Delfico e Francesco Savini. La città vanta un grande patrimonio artistico, incominciando dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta (XII secolo), che troneggia nella piazza Orsini, ricavata dallo smantellamento dell'anfiteatro romano e dal teatro del I secolo, testimonianze di una viva economia dell'antica Urbs Interamnia.

Da vedere: Il Duomo, la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta. La sua costruzione, iniziata nel 1158, è in stile romanico e, nella parte superiore, assume uno stile gotico, essendo stata realizzata sotto l'episcopato di Niccolò degli Arcioni. Al suo interno si trovano il prezioso paliotto d'argento di Nicola da Guardiagrele e il politticodell'artista veneziano Jacobello del Fiore. Chiesa cattedrale sede della diocesi e del vescovo aprutino, che godendo del titolo di principe di Teramo, oltre che di conte di Bisegno e barone di Rocca Santa Maria, ebbe almeno sin dai tempi del vescovo Guido II, il rarissimo privilegio di celebrare la Messa armata. Dopo gli ultimi lavori di scavo e restauro è stata riportata alla luce, dopo circa 300 anni di oblio, la cripta di San Berardo che, dal settembre 2007 è visibile al pubblico. La cattedrale fu restaurata nel XIV secolo, e ampliata nel 1739 con una nuova cappella barocca, e interventi negli interni e nella facciata, smantellati nei restauri del Novecento per riportare la struttura all'antico stile medievale. Il portale cosmatesco è formato da Diodato Romano (1332), con pregevoli sculture, come quella dell'Arcangelo Gabriele e l'Annunziata di Nicola da Guardiagrele. Sopra di esso ci sono gli stemmi a scudo di colore rosso della città di Teramo, Atri e del vescovo Nicolò degli Arcioni. Sulla destra si erge l'imponente campanile di 48 metri, iniziato nel XII secolo e completato nel 1493 da Antonio di Lodi[. Fino agli anni '60 esso era collegato da un loggiato curiale al palazzo vescovile, ossia l'arco di Monsignore", demolito durante la giunta comunale Gambacorta. Il campanile è dotato di archi rinascimentali, un orologio civico ottocentesco, e da pregevoli merlature presso la sommità dell'ultimo livello, dove si innalza il tiburio ottagonale che regge la cuspide conica. L'interno della cattedrale è a tre navate ed è diviso in tre stili: il romanico duecentesco, quello gotico trecentesco e quello del cappellone della Sagrestia Nuova (1594-1632) con le tele settecentesche di Sebastiano Majewski. Le fasi di costruzione sono ben visibili dal diverso allineamento delle stesse facciate opposte del Duomo, che non sono in perfetta corrispondenza l'una dell'altra. La scansione a tre navate è data da pilastri gotici, che contengono presso il presbiterio l'arco trionfale con lo stemma civico sorretto da angeli, e il soffitto a capriate lignee. Presso l'altare si trova un prezioso paliotto, opera di Nicola di Guardiagrele (1433-1448), con 35 formelle decorate a sbalzo che ripercorrono scene di vita di Gesù. 

Palazzo-Casa dei Melatino Il palazzo è di origine medioevale risalente al XIII secolo e sito in largo Melatini; presenta finestre tipicamente ghibelline (il partito degli antichi proprietari) con architrave e soglie sporgenti ed a guscio: quattro di queste finestre, quelle che si aprono nella fascia mediana della facciata, sono rese bifore da eleganti colonnine divisorie poggianti su basi scolpite, tre delle quali sono tortili e, di queste, due presentano un serpente con testa di donna che le avvolge. Era l'abitazione privata della storica famiglia teramana dei Melatino.

Palazzo Mancini Si trova lungo il Corso San Giorgio, e risale al XIX secolo, composto da cinque porzioni divise da paraste in bugnato,, che ricopre la parte bassa di ciascuno di essi. Una cornice orizzontale con rilievo ad ovuli alternati attraversa tutta l'area, interrompendosi soltanto alle due principali aperture lungo il corso, ossia i portali con rilievi a foglie nelle cornici, abbellite inoltre da riccioli. Dopo due ordini di quadrotte per porzione, nella parte mediana due grandi finestroni, in asse con i portali, sono abbelliti da ampie balconate con sostegni che terminano a volute, e tali sostegni dividono la cornice marcapiano, che corre lungo l'area. L'ordine delle finestre ha architrave a timpano triangolare, ed è sormontato nella parte finale in cima al palazzo da un altro ordine di aperture rettangolari. Le paraste terminano con ricchi capitelli corinzi finemente decorati. La parte che affaccia su via Delfico è assai diversa dalla facciata principale, poiché il palazzo è stato creato fondendo varie abitazioni di secoli precedenti.

Palazzo ex Banco di Napoli - Palazzo dei Portici Si affacciano su Piazza Martiri della Libertà, quello sulla sinistra risale al tardo Ottocento, eretto come se del Banco di Napoli e realizzato in stile neoclassico, con ampi portici che si affacciano anche sul corso San Giorgio. Successivamente negli anni '30 è stato ricostruito in stile littorio, pur mantenendo molte caratteristiche della costruzione precedente, ed attualmente ospita la sede della Banca dell'Adriatico. Il palazzo dei Portici si affaccia sempre sulla piazza, situato sull'estremità a destra del corso, ed ha uno stile sempre neoclassico, eretto nella prima metà del XIX secolo, ed è diviso in due parti da una cornice marcapiano. La parte di base mostra i portici ad arcate a tutto sesto, rifiniti da linee aggettanti, e da paraste in stile eclettico nel vertice angolare tra il corso e la piazza. Gli altri due piani invece sono occupati da due ordini di finestre, il primo dei quali con decorazioni ad architravi triangolari, eccezione per le finestre in zona angolare, con timpano curvilineo, mentre le finestre dell'ultimo ordine sono semplicemente senza cornice.

Castello Della Monica. Si tratta di una ricostruzione ottocentesca di un complesso di fabbricati in stile medioevale. Situato sul piccolo colle di San Venanzio, poco distante da piazza Garibaldi, il Borgo Medioevale (iniziato nel1889 e terminato nel 1917) fu realizzato dall'artista teramano Gennaro Della Monica, da cui ha mutuato il nome. L'opera principale, che spicca fra gli altri fabbricati, è il Castello vero e proprio, situato nell'area più elevata del complesso. La costruzione ha un aspetto in parte neogotico, in parte moresco e in parte derivato da un miscuglio di stili che ne caratterizzano spiccatamente l'aspetto. Simbolo di un revival di stile che si manifestò anche in altre parti dell'Abruzzo, come a Vasto, Chieti e Loreto Aprutino, il complesso si compone di tre edifici secondari che, insieme al corpo maggiore, formano un vero e proprio borgo medioevale, organizzato in castello e case civili con merlature e giardini terrazzati. Il castello fu eretto sopra l'antica chiesa di San Venanzio, di cui sono stati riutilizzati materiali decorativi. L'interno è ricco di affreschi che ritraggono paesaggi campestri e non, opere di Della Monica, che vi dimorò fino alla fine. Il complesso maggiore è preceduto da un ingresso da finto ponte levatoio con torretta di controllo e arco maggiore. La struttura ha pianta rettangolare composta nella facciata da tre parti divise da pilastroni; da sinistra alla base ci sono due arcate gotiche cieche con una nicchia centrale decorata da statua, sormontata da un finestrone centrale a bifora con balconata, affiancato da altre nicchie con statue, a loro volta sormontate da ulteriori nicchie, per terminare con la sommità ornata da merlature. La porzione centrale alla base ha un portale romanico-gotico con lunetta ornata da un bassorilievo, sormontata nell'asse centrale da una finestra bifora, mentre nella porzione di destra, nel medesimo livello, tre finestre bifore gotiche ornano il prospetto. Anche l'interno è molto ricco di decorazioni decadenti, che dimostrano la conoscenza di Della Monica del gusto dei castelli gotici e delle cattedrali inglesi e francesi. Dopo la morte di Della Monica, nel 1917, il castello restò di proprietà dei suoi eredi, che in parte lo abitarono e in parte lo posero in locazione.

 

 

 

Attività:
Visita borgo
 da concordare
Visita castello  da concordare
Visita museo civico
 gratuito
Degustazione dei prodotti topici (formaggio fritto)   € 5,00

 

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